Comune di Campolongo Maggiore

 
 
 

Cerimonia di consegna dell’onorificenza di

GIUSTI TRA LE NAZIONI

Giovedì 15 maggio 2014


Giusti tra le nazioni (in ebraico: חסידי אומות העולם, traslitterato Chasidei Umot HaOlam) sono i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista conosciuto come Shoah.
 
Nel 1953 la Knesset, il parlamento israeliano, varò una legge che istituì l’Istituto Yad Vashem, museo della rimembranza e centro studi per la conservazione della memoria dell’Olocausto con sede a Gerusalemme. L’articolo 9 di tale legge istitutiva stabilì, tra l’altro, il conferimento di una particolare onorificenza ai non ebrei che avessero rischiato la propria vita per salvare degli ebrei, denominata Medaglia dei Giusti tra le Nazioni. A questo scopo venne costituita una Commissione, la cui prima riunione si svolse il 1° febbraio 1963.Più precisamente, chi viene riconosciuto Giusto tra le nazioni viene insignito di una speciale medaglia con inciso il suo nome, riceve un certificato d'onore ed il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei Giusti presso l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme.
 
Ad ogni Giusto tra le nazioni viene dedicata la piantumazione di un albero, dato che tale pratica nella tradizione ebraica indica il desiderio di ricordo eterno per una persona cara. Dagli anni novanta tuttavia, poiché il Monte della Rimembranza è completamente ricoperto di alberi, il nome dei giusti è inciso sul Muro d'Onore eretto a tale scopo nel perimetro del Memoriale.
Ai Giusti tra le nazioni, inoltre, viene conferita la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele.
In Italia le indagini preliminari per il riconoscimento dei Giusti tra le nazioni vengono svolte dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano.
 
Dal 1964, data in cui fu riconosciuto il primo italiano Giusto fra le Nazioni, a tutt’oggi, sono oltre 400 gli italiani che hanno ricevuto questa importantissima onorificenza, l’unica che venga conferita dallo Stato d’Israele.
Da allora sono state insignite della Medaglia di Giusto più di 20mila persone, donne e uomini non ebrei di decine di Paesi diversi.
 
Il museo Yad Vashem o Museo dell'Olocausto è il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell'olocausto, fondato nel 1953.Il nome del museo, che significa "un memoriale e un nome", viene dal libro di Isaia 56:5, dove Dio dice, "concederò nella mia casa e dentro le mie mura un memoriale e un nome ... darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato".
Il museo è composto da una sala memoriale, un museo storico, una galleria d'arte, una Sala dei Nomi, un archivio, "la valle delle comunità perdute" ed un centro educativo. Presso il museo esiste un Giardino dei Giusti, dove vengono onorati i Giusti tra le nazioni che, spesso a rischio della propria vita, salvarono degli ebrei dallo sterminio.

Il giorno 15 maggio 2014, nel corso di una solenne cerimonia, l’Ambasciata di Israele ha consegnato le Medaglie di “Giusti tra le Nazioni” alla memoria dei signori Linda Piron e Cesare Ordan, cittadini di Campolongo Maggiore.
 
La vicenda dei Signori Ordan, seppur nobilissima, è poco nota.
 
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, e dopo l’occupazione nazista, la situazione degli ebrei italiani divenne molto difficile. Solo pochi, tra i quali la famiglia Montanari di Trieste, riuscirono a salvarsi fuggendo all’estero o trovando ricovero presso persone buone e coraggiose. Bruno Montanari, Carola Goldstein e la piccola Maura, dopo inenarrabili traversie riuscirono a fuggire da Trieste e ripararsi per un po’ a Venezia.
Da qui, per evitare i rastrellamenti, grazie all’aiuto della famiglia Ordan trovarono la salvezza a Campolongo Maggiore, dove rimasero nascosti e protetti sino alla fine della guerra.
 
Circa dieci anni fa la signora Maura Montanari Israel, l’ormai cresciuta piccola Maura, si rivolse allo Yad Vashem per il riconoscimento dell’altissimo gesto di Cesare e Linda Ordan.
La signora Maura Montanari Israel ha poi raccolto i suoi personali ricordi sul quel terribile periodo in uno struggente racconto, pubblicato lo scorso febbraio 2014 sul mensile della comunità ebraica di Trieste Iarchon.
 
Dopo le opportune e approfondite indagini lo Yad Vashem ha accertato la verità degli accadimenti e ha disposto la concessione dell’onorificenza di Giusti tra le Nazioni a Linda Piron e Cesare Ordan.
 
Il Comune di Campolongo Maggiore, che ha appreso dell’altissima onorificenza con orgoglio e commozione, e che con altrettanto orgoglio ospita la straordinaria cerimonia, condividendo questo riconoscimento si è fatto promotore della concessione di una propria onorificenza alla memoria di Linda Piron e Cesare Ordan.
 
La Giunta Comunale, su impulso del Consiglio Comunale, ha dunque deliberato di conferire a Linda Piron e Cesare Ordan l’onorificenza di Cittadini Illustri di Campolongo Maggiore alla memoria, dedicando ad essi una apposita targa commemorativa affissa nella Sala del Consiglio e che verrà scoperta durante la cerimonia di consegna della Medaglia di Giusti tra le Nazioni, affinché l’altissima testimonianza umana e civile delle loro azioni contro l’orrore sia preservata e resa nota, a perenne monito. 
 
 


Consegna della medaglia alla signora Agnese Ordan, figlia dei
premiati Cesare e Linda Ordan



Discorso del Sindaco di Campolongo Maggiore



Scopertura della targa del Comune di Campolongo Maggiore



Saluto del Sindaco


Concerto dei giovani musicisti dell'Orchestra 'Diego Valeri' diretti dal Maestro Giuseppe Laudani


Discorso del Sindaco di Campolongo Maggiore:

Un saluto a tutti voi, in particolare alla Dott.ssa. Gilad, alla Sig.ra Maura Montanari, alla nostra concittadina Sig.ra Agnese Ordan, a Sua Eccellenza Domenico Cuttaia Prefetto di Venezia, a tutte le autorità presenti.
Un saluto particolare ai ragazzi delle scuole medie e superiori.
Un ringraziamento a coloro che in questi giorni si sono impegnati a realizzare questa cerimonia che rappresenta un momento istituzionale alto per Campolongo Maggiore e per la sua comunità.
 
Oggi è una giornata per cui tutti noi dobbiamo sentirci orgogliosi di appartenere a questa paese. La grandezza di una comunità non sta solo nell’imponenza delle sue opere, nel benessere dei suoi cittadini, nella qualità suoi servizi, nella capacità produttiva delle sue imprese, sta anche nella storia delle sue persone, nella straordinarietà delle vite vissute, nella capacità di essere stati protagonisti di gesti unici di bene e giustizia.
 
Due grandi persone, Linda Piron e Cesare Ordan, che dopo l’armistizio dell’8 settembre, in piena occupazione nazifascista nascosero e aiutarono Bruno Montanari, Carola Goldstein e l’allora piccola Maura Montanari.
 
Durante quell’anno e mezzo nel quale la famiglia Montanari rimase nascosta presso la casa di Campolongo, Linda e Cesare, in più occasioni corsero il serio pericolo di essere scoperti dai soldati tedeschi. Bene sapevano che salvare degli ebrei, significava infrangere le leggi razziali, rischiando concretamente la loro vita e soprattutto quella dei loro quattro figli.
 
Oggi lo Yad Vashem, l’ente per la memoria della Shoah, ha designato questi nostri concittadini “Giusti tra le nazioni” e i loro nomi verranno incisi per sempre sul muro d’onore nel giardino di Giusti di Gerusalemme.
 
Io credo che, la straordinarietà di questa giornata sta  nel “dare onore a chi l’onore non l’ha cercato”. Nel riconoscere un gesto compiuto da persone semplici, che hanno deciso di compiere un atto eccezionale, ma che per questo non hanno ricercato, fama, visibilità e popolarità.
“Il bene si fa ma non si dice” ed è per questo che molte persone insignite “Giusti tra le Nazioni”, hanno mantenuto riserbo sui loro gesti. In molti, casi gli accadimenti vennero alla luce tanti anni dopo, spesso grazie alla testimonianza dei salvati stessi.
Questa è una piccola storia, che ci viene raccontata dalle viva voce di quegli anni, e che può essere un grande esempio per tutti noi.
 
Un secondo aspetto importante di questa testimonianza, lo dico soprattutto ai ragazzi, è che non viene raccontata nel libro di storia, non è qualcosa di lontano, è una vicenda che si è svolta nel nostro territorio, nei luoghi che frequentiamo e in cui viviamo. E questo è un modo per identificarci, per dare identità concreta  a qualcosa che c’è stato veramente, i cui fatti si sono compiuti vicino a noi. Ciò aiuta a fare di questo giorno, non un mero momento celebrativo, ma la trasmissione di un sentimento di umanità molto forte che passa tra le persone di questa comunità.
 
Oggi è facile condannare la follia nazi-fascista, ma in quei momenti sono stati migliaia i padri e le madri di famiglia che si sono girati dall’altra parte.
Brave persone, certo, solo che hanno fatto finta di niente….
È quella indifferenza, che conosciamo molto bene anche in questa nostra contemporaneità.
Su questo mi viene in mente un libro “la banalità del male” di Arendt. Dove, descrivendo il profilo di quello che fu un criminale nazista, si capisce come la superficialità, l’inconsapevolezza, la mediocrità, e la banalità con cui le persone consideravano il male delle proprie azioni,  abbia portato alla shoah.
Il male è invece qualcosa di oggettivo: quando è chiaro che delle azioni violano la dignità degli altri, ecco, in quel momento, non bisogna voltarsi dall’altra parte, ma la coscienza deve agire.
E’ questo che Linda e Cesare hanno fatto, non si sono voltati dall’altra parte fingendo che tutto andasse bene perché così facevano tutti, o perché cosi stabilivano le leggi di quel tempo, non hanno preso la via più comoda e semplice, hanno rischiato la vita in forza di quei valori etici che sono le fondamenta di una società giusta.
Questo è il più grande insegnamento che ci hanno lasciato nostri giusti.
 
Un grazie alla Sig. Maura Montanari che ha permesso a questa straordinaria pagina di storia del nostro comune di venire alla luce.
 
Un grazie all’istituto Yad Vashem che assegnando questo riconoscimento a Linda e a Cesare, ci consente di ribadire a tutti che anche Campolongo ha degli esempi positivi di cui possiamo andare orgogliosi.
 
Un grazie ai Giusti di tutte le nazioni . Giusti, che al di là delle loro convenzioni personali, al di là della loro fede e della loro religione, al di là della loro cultura; hanno messo davanti il loro amore, amore per il rispetto dell’altro, indipendentemente dalla religione e dalla cultura dell’altro, perché questo altro potesse avere le stesse opportunità, potesse vivere con la stessa dignità e soprattutto potesse avere la stessa libertà.
 
La storia non è una lapide che scorre fuori dal finestrino della nostra auto, ma qualcosa che deve servire alla vita quotidiana, e giornate come queste, gesti come quello di oggi, sono importanti per tenere viva la speranza e il valore della libertà, un valore che tutti noi abbiamo il compito di tenere vivo, come una fiamma, tutti i giorni, perché la libertà che nel nostro paese viviamo, possa diventare patrimonio del mondo intero.
 
Grazie ai Giusti che ci insegnano tutto questo, e che l’hanno insegnato mettendo a rischio la loro vita. 

Alessandro Campalto